Scarpe antinfortunistiche ESD: cosa sono, quando servono e quali scegliere
Scarpe antinfortunistiche ESD: perché servono?
In alcuni ambienti di lavoro non è sufficiente proteggere il piede da urti, perforazioni e scivolamenti.
Quando vengono prodotti, assemblati o movimentati componenti elettronici sensibili, anche una scarica elettrostatica impercettibile può danneggiare circuiti, schede e apparecchiature.
La sigla ESD, acronimo di Electrostatic Discharge, identifica prodotti progettati per contribuire al controllo delle cariche elettrostatiche all’interno di un sistema organizzato di protezione.
Scarpe antistatiche ed ESD non sono la stessa cosa
Le normali scarpe antinfortunistiche delle categorie S1 e S3 possiedono generalmente proprietà antistatiche. Una calzatura ESD, però, risponde a requisiti più specifici legati alla protezione di dispositivi e componenti sensibili alle scariche elettrostatiche.
La normativa IEC 61340 considera le calzature come uno degli elementi di un programma ESD che può comprendere anche pavimentazioni, postazioni di lavoro, abbigliamento, braccialetti e procedure di verifica.
La protezione non dipende quindi soltanto dalla scarpa. Deve essere valutato il sistema formato da persona, calzatura e pavimento.
È inoltre importante chiarire che una scarpa ESD non è una calzatura isolante e non protegge automaticamente dal rischio di contatto con parti elettriche in tensione. La norma IEC dedicata alle prove delle calzature ESD specifica che il suo campo di applicazione non comprende i requisiti di sicurezza personale contro il rischio elettrico.
In quali ambienti possono servire?
Le calzature ESD vengono utilizzate soprattutto negli ambienti in cui si producono, assemblano, testano, riparano o movimentano dispositivi elettronici sensibili.
Possono quindi essere richieste in:
- linee di assemblaggio elettronico;
- produzione di circuiti e componenti;
- laboratori tecnici;
- aree protette EPA;
- reparti industriali con procedure di controllo elettrostatico;
- attività di manutenzione su apparecchiature sensibili.
La loro necessità deve essere indicata dalla valutazione dei rischi, dalle procedure aziendali o dal programma ESD adottato.
Scarpe ESD e ambienti ATEX
Le scariche elettrostatiche possono rappresentare una possibile sorgente di innesco in atmosfere contenenti gas, vapori o polveri combustibili. Questo non significa però che qualsiasi scarpa ESD sia automaticamente sufficiente o certificata per ogni ambiente ATEX.
La gestione del rischio esplosione richiede una valutazione complessiva dell’ambiente, delle lavorazioni, della pavimentazione, dell’abbigliamento e delle altre possibili sorgenti di accensione. L’idoneità della calzatura deve quindi essere stabilita sulla base del DVR e delle procedure previste per la specifica area.
Per questo motivo è preferibile evitare formule generiche come “le scarpe ESD sono sempre obbligatorie negli ambienti ATEX”.
U-Power Frank S1PS ESD: leggerezza per ambienti asciutti
La U-Power Frank S1PS ESD FO SR è pensata per chi lavora prevalentemente al chiuso e necessita di una calzatura leggera con protezione antiperforazione.
La tomaia in nylon traspirante, il puntale AirToe in alluminio e il sottopiede tessile contribuiscono a ridurre il peso della scarpa. La classe S1PS la rende indicata per ambienti asciutti nei quali sia comunque presente un rischio di perforazione.
Può essere valutata per logistica, assemblaggio e attività artigianali inserite in un sistema di controllo ESD.
U-Power Carbon Carpet S3S ESD: protezione per condizioni più impegnative
La U-Power Carbon Carpet S3S ESD CI FO SR combina la dissipazione elettrostatica con caratteristiche adatte ad ambienti più complessi.
La tomaia in pelle Nubuck è idrorepellente, il puntale è in alluminio e la protezione antiperforazione è non metallica. La categoria S3S la rende adatta anche a condizioni nelle quali sono presenti umidità e superfici più impegnative.
La marcatura CI indica inoltre l’isolamento dal freddo della suola.
Come capire quale scarpa ESD scegliere
Il primo riferimento deve essere il Documento di Valutazione dei Rischi o il programma ESD aziendale.
Successivamente bisogna valutare le normali caratteristiche della calzatura: categoria S1PS o S3S, presenza di umidità, rischio di perforazione, temperatura, durata del turno e tipo di pavimento.
Una scarpa ESD funziona correttamente quando viene inserita in un sistema coerente e sottoposto alle verifiche previste. Acquistare un prodotto con la sola sigla ESD, senza considerare ambiente e pavimentazione, non garantisce automaticamente il controllo delle cariche.
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